Il lavoro a casa sotto la lente della CCIB

Improvvisamente il lavoro a casa è diventato la regola per la gran parte dei dipendenti del settore con il vantaggio tangibile di lasciarsi alle spalle alcuni pregiudizi e accettare sempre più nuove forme di lavoro, ma, va pur detto, con alcune criticità, dovute proprio al celere cambiamento che non ha permesso di regolare in dettaglio il lavoro a casa. 

Al di là della pandemia, che ci auguriamo non influenzi le nostre vite massicciamente anche l’anno prossimo, il lavoro a casa rimane importante anche in futuro ed è dunque necessario regolare a quali condizioni questa forma di lavoro può essere assunta affinché funzioni nel migliore dei modi.

Diritto del lavoro e home office

Diversi esponenti della politica federale hanno chiesto a più riprese regolamentazioni e analisi in relazione al lavoro a casa. Per il momento, il Consiglio federale ritiene che l’attuale normativa sia sufficiente.

Va però considerato che la società evolve e non sempre le leggi sono al passo. Pensiamo alla parità, ai recenti sviluppi con il congedo paternità, dove a seguito della mobilitazione della società civile anche il legislatore si è adeguato. Oppure il partenariato sociale, che, ad esempio, a fronte della votazione negativa del popolo sulla settimana di 40 ore, ha regolato questo aspetto in alcuni contratti collettivi di determinati settori.

Ebbene, per quanto concerne il lavoro a casa, allo stesso modo, in assenza di normative generali, è opportuna una regolamentazione frutto del partenariato sociale, della concertazione tra le parti, augurandoci che lo Stato non debba comunque intervenire prima o dopo a causa di rischi per a salute o altre problematiche legate proprio all’home office.

Disposizioni contrattuali

Inchieste ed anche esperienze dirette degli ultimi mesi indicano che diversi aspetti meritano attenzione e devono essere regolati. Da un lato possono essere negoziate delle disposizioni generali nel contratto collettivo, dall’altro più di dettaglio nel contratto di lavoro.

Di seguito, alcuni degli aspetti importanti che secondo ASIB devono essere regolati nel contratto collettivo del settore, ossia nella Convenzione relativa alle condizioni di lavoro degli impiegati di banca (CCIB), in qualità di norme generali che non intralciano l’autonomia di ogni azienda:

– diritto di rinunciare alla modalità di lavoro a casa;

– limitazioni della reperibilità;

– protezione della vita privata;

-sicurezza dei dati (per tutte le parti coinvolte);

– assunzione dei costi e differenziazione tra home office su richiesta del collaboratore o del datore di lavoro.

Molti sono gli aspetti che ogni datore di lavoro deve affrontare, dall’orario di lavoro alla reperibilità, dalla suddivisione dei costi alle infrastrutture necessarie all’home office. Direttive e anche accordi bilaterali con i collaboratori possono inoltre completare le disposizioni più generali del CCL.

Prossimi passi

La maggior parte degli istituti non ha (ancora) introdotto regolamentazioni ad hoc in relazione al lavoro a casa, pur osservando con attenzione la situazione e facendo tesoro delle esperienze di questo ultimo anno. Anche i partner sociali continueranno a monitorare la situazione, grazie ad un confronto costante con i datori di lavoro, al fianco del personale.

ASIB chiede a tutti i suoi soci di informare, segnalare e avanzare proposte in relazione al lavoro a casa, affinché noi tutti, insieme, si possa migliorare le condizioni di lavoro nel settore finanziario. Siamo qui per ascoltare ciascuno e trovare le migliori soluzioni per tutti, dialogando con i datori di lavoro.