UBS chiude 44 filiali: decisione incomprensibile nel bel mezzo della pandemia

13/01/2021

L’Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) critica la decisione di UBS di chiudere ben 44 filiali in Svizzera (un quinto delle sue sedi) entro il 31 marzo 2021. Nel mezzo della pandemia, tra una seconda ondata e una verosimile terza ondata nonché delle possibili misure di confinamento, una simile decisione con le conseguenze che porta è insostenibile. Tra il personale, e, più in generale, sulla piazza, vi è una reazione di incertezza e preoccupazione per il futuro.

La pandemia di Corona virus persiste, le misure di contenimento sono sempre più dure e la situazione delicata. In questo contesto, con il timore di un secondo confinamento, la decisione di UBS di chiudere ben 44 delle sue 239 filiali in Svizzera giunge in un momento certamente sfavorevole. La più grande banca svizzera ha guadagnato molto durante e a causa della pandemia, non solo grazie all’elargizione dei prestiti istantanei a innumerevoli PMI ma anche grazie alla garanzia statale, di cui ha pure beneficiato indirettamente. Con ogni probabilità, ciò si rifletterà anche nei risultati di fine 2020 sotto forma di un utile supplementare, che rende viepiù incomprensibile la decisione di chiudere così tante filiali in tutta la Svizzera e dimostra una mancanza di solidarietà e di responsabilità sociale di UBS.

ASIB rivendica un congelamento della decisione di UBS almeno fino al termine della pandemia

ASIB ha chiesto ad UBS di rivedere quanto meno la tempistica, rimandando l’esecuzione delle chiusure, attendendo che la pandemia in corso dia una tregua. ASIB è pronta a difendere gli interessi del personale, ricordando alla più grande e solida banca elvetica che deve essere consapevole del proprio ruolo, in special modo in questo frangente, e dimostrare concretamente responsabilità non solo verso il proprio personale, bensì verso l’economia tutta.

Rete 1, RSI

Il Quotidiano, RSI